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BlogScintille di Esperienza

Cascata

Quella odiosa collega, non la sopporto. Se non ci fosse... dovrei trovarne un'altra uguale!

litigioLo so. E' stata una dura settimana. Il lavoro, la famiglia, gli impegni quotidiani. Grava tutto sulle tue spalle. Meno male che è arrivato il week end. Meno male che per due giorni non devi vedere quella collega che tanto ti sta mettendo i bastoni tra le ruote. E' meschina, antipatica, parla sempre male di te con le altre. Non la sopporti più. Il lavoro è diventato un vero incubo e anche quando tenti di concentrarti su altro, il pensiero di lei che ti giudica così male ti ferisce e ti deconcentra.
Penso che sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di trovarsi in situazioni del genere. Soprattutto a noi donne. Per i maschi forse è diverso. A non sopporta B, A glielo dice apertamente, B agisce di conseguenza. Ma per noi, è ben diverso. Spesso non c'è guerra aperta ma solo guerriglia di sottofondo; che però finisce per logorare di più che se non si facesse una sana sfuriata e poi puff... dimenticato tutto!
Cosa fare allora?


Parlare con l'interessata, secondo me, non serve a nulla. Tutte e due resterete sulla vostra posizione e le parole che userete durante l'incontro resteranno sprecate. Per uscire da questa situazione è necessario guardare le dinamiche dall'alto, osservarle da un punto di vista esterno. Approffitta del week end per fare questo esercizio. Mentre sei sdraiata e rilassata, prova a pensare all'ultima scaramuccia che avete dovuto combattere. Come è iniziata? Qual era il motivo (apparente! poichè il vero motivo non si palesa mai) del litigio? Chi di voi ha cominciato? Chi delle due l'ha finito? Sei uscita dalla stanza lasciandola nel suo brodo o hai continuato a tenere testa fino a quando un terzo elemento (uomo, di solito) non è subentrato acquietando gli animi?
Cerca di essere più neutrale possibile. Tanto adesso, in questo momento, sei al sicuro a casa tua, non sei costretta a mentire, nemmeno a te stessa. Puoi essere sincera al 100%, senza giudicarti. Solo osservandoti. Ti accorgerai che la tua presenza ha avuto una parte attiva nel litigio. Di più. Ti accorgerai che una parte di te ha goduto nell'affrontare quella situazione. Una parte di te aveva bisogno di quella situazione. E' quella parte che ha creato l'occasione propizia per litigare. Ha usato la tua collega, ma è stato fatto tutto per soddisfare te. Ci pensi? Vista da questa angolatura non sei più la vittima indifesa delle circostanze avverse, ma sei la creatrice dei tuoi rapporti personali con gli altri. Se ti piacciono, li tieni. Ma se non ti piacciono li puoi cambiare. La grande Louise Hay, di cui qui puoi trovare i suoi scritti e la sua filosofia, dice che per cambiare la situazione dobbiamo essere disposti a lasciare andare il bisogno di quella situazione. In questo caso, devi essere disposta a lasciare andare il bisogno che ha creato il rapporto tumultuoso con la tua collega. Semplicemente afferma : "Sono disposta a lasciare andare il bisogno che ha creato il litigio con .... ". Ripetilo più volte, durante il week end. All'inizio fallo mentre ti senti al sicuro, a casa tua, lontano dal pericolo. Così facendo esci dal circolo vizioso di sentirti vittima e cominci a renderti conto che per ogni aggressione verbale o fisica che si manifesta su questa terra ci sono due partecipanti: uno è l'aggressore, l'altro è la vittima. Senza questi due elementi nessuno può aggredire nessuno. Sai la sorpresa della tua collega quando arriverai, un lunedì, lei sarà piena di voglia di litigare e tu tranquilla e rilassata le offrirai un caffè alla macchinetta?

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