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BlogScintille di Esperienza

Cascata

L'arte di chiedere scusa senza chiedere scusa

Quando vivevo a Londra abitavo con alcune ragazze che come me erano là per lavorare e studiare allo stesso tempo. In situazioni come questa, è inevitabile che la convivenza porti dei conflitti.

Il più “grave” toccò a me e alla mia compagna di stanza. La matassa era talmente complicata che per districarla ci volle l’intervento di un vero e proprio mediatore: Padre Natalino, il nostro straordinario ospite che ricordo con molta gratitudine.

Dopo una lunga riunione di quasi due ore, eravamo arrivate ad una situazione di stallo. Il motivo? Io avevo chiesto scusa ma avevo palesemente sottolineato che non ero pentita! Inutile dire che la mia amica andò su tutte le furie.

Questo è il copione di una situazione che si verifica spesso, soprattutto sul luogo di lavoro. A e B collaborano insieme, A fa qualcosa che a B non piace, B glielo fa notare (ci sono diversi modi, più o meno educati), A si trova a dover chiedere scusa, spesso senza “sentire” di doverlo fare.

A mio avviso ciò che A deve tenere presente in questa fase delicata della comunicazione sono tre regole. Semplici ma non facili.

1)      Non mettere MAI in discussione il proprio valore come persona.

Il fatto che abbiamo sbagliato qualcosa non significa che siamo sbagliati noi, ma che abbiamo semplicemente fatto in modo diverso ciò che altri si aspettavano da noi in una determinata maniera. I confini tra le aspettative dell’altro e il nostro “errore” sono quindi molto labili. Teniamolo sempre presente.

2)      Chiedere scusa senza chiedere scusa

Invece di preoccuparci pensando alla nostra posizione o alla perdita del nostro ruolo, chiamando magari in causa altri colleghi che “io glielo avevo detto ma lui/lei non lo ha fatto”,  è meglio dimostrare maturità ed esordire con un sicuro: “Mi dispiace che quanto ho fatto si sia rivelato un danno per te. Non era davvero mia intenzione. Adesso cerco il modo di risolvere. Sono sicura/o che una soluzione la trovo.” Se volete spingervi oltre (ma questo è da valutare a seconda del carattere e della posizione in Azienda della parte offesa) potete provare con un “Se ci lavoriamo entrambi, la soluzione arriva sicuramente prima”.

3)     Cosa fatta capo ha

Se hai commesso un errore il giorno x, esso termina con il giorno x. Magari gli effetti non finiscono subito, forse il giorno dopo e il giorno dopo ancora si fanno sentire, però questo non ti autorizza a rimuginare dentro te stessa/o su quanto è accaduto. Hai sbagliato. Hai cercato di rimediare come potevi. Basta. La cosa è chiusa là. Se il tuo collega o il tuo capo non perdono occasione di ritornarci sopra è un problema loro, non tuo. Infatti, è mia opinione che chiunque dia energia e spazio alla colpa (anche se si tratta della colpa degli altri) è imprigionato nella sua stessa colpa. A questo punto, l’unica arma potentissima che puoi usare è la compassione. Funziona sempre!

 

 

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