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BlogScintille di Esperienza

Cascata

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Nella nostra grammatica sono chiamati verbi ausiliari e vengono utilizzati per formare i tempi composti del passato e del trapassato. Senza di loro non potremmo esprimere un’ azione avvenuta ieri per esempio, o un anno fa o una vita fa. Si chiamano Essere e Avere. Sono fondamentali per la nostra lingua e per la nostra vita a tal punto che li definirei atomi del pensiero.

Ogni parola che dici è il risultato del tuo pensiero. Quando pronunci una parola qualsiasi, esprimi e materializzi un “qualche cosa” che fino a quel momento era rimasta solo nella tua mente, dentro di te. Ora quell’idea, quel concetto, quel “qualche cosa” non appartiene più solo a te, ma è condivisa con altri. Ebbene, da quel momento in poi è come se un filo invisibile legasse te alla parola che hai detto e gli effetti che produce quella parola ti ritornano attraverso quel filo.

Nella vita di tutti i giorni è facile imbattersi in qualche incomprensione che spezza la linearità di una bella amicizia, o di una conoscenza cui teniamo o ancora di una convivenza. A prescindere dal tipo di rapporto che abbiamo con una determinata persona, è possibile che l’equilibrio di una comunicazione fino ad un certo punto andata a gonfie vele, si interrompa a qualche livello per portare a galla dissapori e rancori magari covati nel tempo.

teatroQuando mandiamo un messaggio, di qualsiasi tipo e a qualsiasi persona, è come se noi diventassimo gli attori protagonisti del nostro spettacolo personale. Da qualche parte, nella nostra testa, abbiamo già creato una aspettativa di ciò che porterà il messaggio e di ciò che farà (o non farà) chi riceve le nostre parole. In sostanza, ci siamo già creati un copione che da bravi registi vogliamo che si rispetti.

Ma che cosa fare nel caso in cui i copioni non abbiano lo stesso finale?

Se è vero che, come si dice spesso, la perfezione non esiste, è altrettanto vero che nemmeno l’imperfezione esiste. Ognuno di noi, semplicemente, crede di dare il meglio di sé. Sempre. Solo che a volte il meglio non coincide con l’idea di perfezione che hanno gli altri rispetto alla nostra. Alcune persone semplicemente ne prendono atto, mentre per altre è un vero e proprio colpo all’autostima. Mi rivolgo soprattutto a questo secondo gruppo e dico loro che sono in buona compagnia. Per alcuni la cosa è talmente un circolo vizioso da dover ricorrere all’analisi o alla psicoterapia.
Con questo post non voglio dispensare consigli, anche perché di solito, le persone affette da questo tipo di problemi raramente ne accettano. Però voglio suggerire uno stratagemma divertente che può essere un valido aiuto per vedere le cose, tutte le cose, da altri punti di vista rispetto a quello a cui siamo abituati.

Ritengo che la telefonata sia una delle forme più stimolanti di comunicazione, perché nel momento in cui ci troviamo a comporre il numero per parlare con chiunque ci risponda dall’altro capo, abbiamo solo la nostra voce per far arrivare l’emozione che vogliamo trasmettere a chi ci sta ascoltando.
Non c’è mimica facciale, o postura, o trucco o quant’altro che ci possa aiutare.

E se la voce non è il nostro punto di forza, come possiamo fare per renderla invece la nostra alleata migliore?

Quando vivevo a Londra abitavo con alcune ragazze che come me erano là per lavorare e studiare allo stesso tempo. In situazioni come questa, è inevitabile che la convivenza porti dei conflitti.

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